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Il comune di Cavaglio d'Agogna appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

Dalle origini al '500
L'Agogna non è solo il termine che completa il nome del paese, ma è il torrente lungo il quale è sorto Cavaglio.
Come per tanti centri abitati, grandi e piccoli, il torrente è stato il luogo vicino al quale gli antichi si insediavano per avere un mezzo di trasferimento di uomini e cose, una difesa da possibili attacchi e una fonte di approvvigionamento idrico.
Cavaglio è nato sicuramente in età celtica preromana, proprio all'intersezione tra l'Agogna e il torrente Sizzone, ma di questa fase storica nulla è giunto. Dell'età romana restano invece varie epigrafi, trovate nei paesi lungo l'Agogna, di cui una anche nel nostro territorio, inserita in un muro dell'antica cappella di San Pietro tra Cavaglio e Fontaneto.
Letta ancora dal Momsen a metà dell'ottocento e poi perduta (come sono scomparsi due capitelli altomedievali - secolo VII - in marmo bianco, ancora presenti alcuni decenni fa alla base della cappelletta come ornamento), essa attesta la probabile presenza di possedimenti terrieri in Cavaglio di due illustri famiglie novaresei: la "Valentia" e la "Cominia".
Ma è soprattutto un'arteria stradale che attesta la presenza romana della zona: la via "Settimia", terminata ai tempi dell'imperatore Settimio Severo (193 - 211 d.C.). Essa attraversava tutto il Novarese, collegando la regione di Novara con quella di Domodossola, transitando lungo il lago d'Orta e toccando Borgomanero, Fontaneto, Cavaglio e Momo.
Il ritrovamento di urne funerarie presso la chiesa della Madonna delle Grazie e la lapite citata di San Pietro ne sono una testimonianza. Un'altra strada caratterizzò l'età medievale nel territorio della zona: la strada "Francisca", così chiamata perchè portava dall'Italia alla Francia, percorrendo più o meno lo stesso itinerario della via romana precedente e toccando gli stessi centri, da Novara a Domodossola.
Proprio all'altezza di Cavaglio essa si incrociava con un'altra importante arteria: quella che proveniva da Pombia e Suno e, salendo per il Wuartone, portava a Ghemme e in Valsesia.
Lungo queste arterie c'erano sicuramente castelli, cappelle e ospizi per i viandanti, quasi tutti ormai scomparsi.
Anche a Cavaglio si ergeva un castello, ma non nel senso di un'abitazione con un signore. Si trovava in cima a una collina a sud - ovest del paese e serviva da torre di avvistamento e segnalazione con una piccola guarnigione di soldati. Fu distrutto, secondo l'Alzario, durante la guerra tra il Marchese del Monferrato e i Visconti a metà del '300.
Restano ancora le fondamenta di sassi e mattoni tra arbusti e radici in cima a una collina, che si raggiunge percorrendo vicolo Castello.
Dal mille all'inizio dell'età moderna si susseguirono in Cavaglio vari signori, padroni assoluti del paese sia delle persone che delle cose. Dapprima i conti del Castello, poi i Conti di Biandrate, infine i Cattanei e i Barbavara di Novara collegati ai Visconti e i Casati, pure di Novara, legati agli Sforza.


L'età barocca: il '600 e il '700

Con l'inizio dell'età moderna Cavaglio sembrò diventare cosmopolita. Truppe francesi, tedesche e spagnole spadroneggiavano nel territorio, con quali conseguenze anche per gli abitanti di Cavaglio si può facilmente immaginare.
La guerra era per gli uomini di allora, del tutto indifesi, come la peste e si abbatteva sulle persone, sul bestiame e sulle cose con una violenza oggi forse incomprensibile.
Con la conquista spagnola del Milanese anche Novara fu governata dagli spagnoli. A ricordo di questa dominazione esiste ancora oggi a Cavaglio, proprio nel centro del paese, una casa, meglio una torre a quattro piani, alta 14,50 mt. e con il tetto in stile lombardo, detta "casa degli spagnoli".
Accanto ad essa ci sono case dalla struttura edilizia molto antica, in cui a poco a poco si sono sviluppati nel corso dei secoli negozi e servizi pubblici: una locanda con stallazzo, una rivendita di sale e tabacchi, la posta e la prima farmacia. Sempre in età spagnola incominciò la sua attività il mulino, ancora visibile di fronte al municipio, che, alimentato dalla roggia Molinara, funzionò fino ad alcuni decenni fa.
Come la guerra, anche la peste fece la sua comparsa ripetutamente nei secoli scorsi a Cavaglio, come nelle terre circostanti. Tuttavia va ricordato un evento favorevole al paese. Quando divampò nell'Italia settentrionale la peste raccontata dal Manzoni, negli anni 1629 - 1631, la comunità di Cavaglio ne fu risparmiata e in testimonianza di ciò fu eretta come voto per iniziativa del Comune la chiesa di San Rocco nel centro del paese, che quindi sembra più di proprietà civica che ecclesiastica.


L'800 e il '900

Con l'ottocento e il novecento comparvero novità nella vita del paese, anche se la struttura urbanistica del nucleo più antico rimase sempre uguale con le stesse vie e vicoli interni e le diramazioni esterne verso i paesi vicini. Finalmente all'inizio del novecento venne costruito un ponte sull'Agogna, per superare la quale i cavagliesi dovevano prima guadarla o servirsi dei ponti di Fontaneto e di Cavaglietto.
Nel corso dell'800 il paese si ampliò, occupando le terre pianeggianti in direzione dell'Agogna. Sempre in questo secolo nacque la prima fabbrica tessile. Ubicata forse nell'edificio occupato oggi dal municipio, essa disponeva di una quarantina di telai che lavoravano stoffe di cotone.
Nel corso del '900 sono sorte anche attività industriali, artigianali e commerciali, di cui alcune purtroppo hanno chiuso i battenti o si sono trasferite altrove negli ultimi decenni.
Nel secondo dopoguerra erano in funzione anche due sale cinematografiche (una parrocchiale, l'altra privata), che hanno cessato l'attività con l'avvento della televisione. I terreni collinari, un tempo coltivabili a vigneto e ricchi di ciliegi, che al tempo del raccolto davano vita a mercati annuali con grande richiamo di presenze dai centri vicini, sono ora spesso lasciati incolti.
Negli ultimi anni, nella zona confinante con il Comune di Sizzano, si è prospettato lo sviluppo di attività sportive con la costruzione di campi da golf e relativi insediamenti turistici e del tempo libero, ma attualmente il progetto sembra bloccato.

Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Le terre bagnate dall'Agogna - Volume 27"
Provincia di Novara 2005